Danza Contemporanea

Danza contemporaneaDanza Contemporanea

Dalla famosa collaborazione tra John Cage e Merce Cunningham al Black Mountain College nel 1952, nasce un primo esperimento di quella che verrà poi a definirsi, attorno agli anni Sessanta del Novecento, post-modern dance. Sulla base di una struttura ormai libera da quasi ogni vincolo, tanto da far sostenere allo stesso Cunningham che “non esiste un punto fisso nello spazio”, e rompendo, quindi, con ogni regola prospettica e gerarchica del palcoscenico teatrale accademico, viene proposto ai partecipanti un primo esempio di performance intesa come happening, dove musica e danza sono componenti indipendenti di un quadro scenico caratterizzato da disequilibri, scomposizione e movimenti nei quali ogni parte del corpo è autonoma e ugualmente importante rispetto alle altre e dove moduli coreografici sono assemblati casualmente prima dello spettacolo attraverso il lancio dei dadi.
Il lavoro di questa coppia di precursori viene raccolto e ampliato nel 1963 dal collettivo del Judson Dance Theatre, fucina di tutti i più importanti ed eclettici rappresentanti americani: Steve Paxton, Yvonne Rainer, Trisha Brown, Simone Forti e Anna Halprin. Alla base dei loro esperimenti troviamo la convinzione che qualunque azione quotidiana possa essere danza, l’utilizzo dell’improvvisazione(contact-improvisation) come momento comunitario di esibizione, l’uso di vestiti quotidiani e l’interesse per persone-danzatori con qualsiasi background fisico di provenienza. L’eterogeneità delle forme che la danza contemporanea assume con lo scorrere del tempo è incredibilmente vasta. Dal Tanztheater di Pina Bausch, alla nouvelle vague di Angelin Preljocaj e Maguy Marin, dagli inglesi DV8 ai belgi Wim Vandekeybuse e Anne Teresa De Keersmaeker. Dall’incredibilmente prolifico corpus di opere di Roland Petit e Maurice Bejart ai neoclassici Jiri Kylian, Mats Ek e William Forsythe, fino agli italiani Sosta Palmizi, Abbondanza-Bertoni, Virgilio Sieni e Mauro Bigonzetti.